Allergici alla funzione liturgica, la domenica mattina si barricano in casa nel timore che qualcuno chieda loro: «Ci vediamo a messa?». Nel caso, sgusciano via con un elegante: «Oggi no, ho da fare». Ma anche quella seguente avranno da fare, e anche quella dopo. Tranne una giornata. La giornata del gadget, detta più comunemente «Domenica delle Palme».

Accorrono in massa, da ogni angolo di città, per ritirare il premio accessibile una volta sola l’anno, consistente in un ramoscello d’ulivo. Non più giovanissime signore che non distinguerebbero una messa da una messa in piega si tuffano sulle ceste di vimini, e anziani comunisti che ricordano con gioia le vecchie risse contro la Democrazia Cristiana si dirigono, stavolta senza tensione, verso il campanile. Il sacerdote è entusiasta: in una settimana si è passati da 31 a 1.380 fedeli. Che sia una nuova alba, un risveglio della fede, un segno del cielo? No, dalla domenica successiva i numeri torneranno a essere quelli desolanti di sempre. Le vecchie parrocchiane lo sanno – d’altra parte, sanno tutto – e guardano con sospetto i nuovi arrivati: «Guarda questo disgraziato, quanti rametti ha preso…», «Lo vedi quello? Neanche sa farsi il segno della croce». Sogghigneranno quando i malcapitati non sapranno se stare in piedi o seduti, nei vari momenti della messa, cercando con sguardo perso tutti gli altri fedeli per imitarne i movimenti. Anche se, a dire il vero, i maestri del «prendi l’ulivo e scappa» saranno già a casa, riparo sicuro raggiunto un attimo dopo la conquista del bottino.

Prendiamoci una pausa

Lo ammetto, un po’ sono anch’io come le vecchie signore della parrocchia, e sotto sotto sorrido guardando i nuovi arrivati, quelli della domenica del gadget. Però poi arriva il Vangelo, con la lunga lettura della Passione. Prima del momento centrale (condanna, crocifissione e morte), ci troviamo davanti a una discussione tra i discepoli su «chi di loro fosse da considerare più grande». Gesù sta per morire e loro dibattono sulle classifiche, immaginando ciascuno di poter conquistare posizioni di livello, magari qualificandosi alla Champions League degli apostoli. Gesù non sogghigna, non li prende in giro né tantomeno si sfoga contro di loro. Dice: «Chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve». Li sprona a servirsi e a volersi bene, e annuncia una notizia stupenda: «Io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno».

Certo: andare a messa per prendere il ramoscello d’ulivo può sembrarci un gesto un po’ sconclusionato. Ma mettersi a discutere su chi sia il più grande lo è ancora di più. La reazione di Gesù non è piena di disprezzo, ma di amore. Senza forzature: gli viene naturale.

bibbiagiovane.it

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Lorenzo Galliani

Giornalista e insegnante di religione, ha scritto per Àncora «Hai un momento, Dio? Ligabue tra rock e cielo» (2018) e curato il libro «Nella vignetta del Signore» di don Giovanni Berti, sacerdote-vignettista (2019).

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