IL PROFESSORE DI CALCIO E LA MAESTRA DI MARZABOTTO

«Quel libro devo averlo». Qualcuno mi ha letto nel pensiero, e me l’ha regalato. Il libro è «Arpad Weisz e il Littoriale» e lo firma Matteo Matteucci, che attraverso parole e immagini (splendide) racconta la vita dell’allenatore ungherese del Bologna morto ad Auschwitz. Un “professore” del calcio vittima delle leggi razziali e dell’indifferenza di chi, fino al giorno prima, ne ammirava il carattere e il talento. Oggi, nella torre Maratona dello stadio Renato Dall’Ara, una targa ricorda lui, la moglie Elena e i figli Roberto e Clara, anch’essi privati del futuro.

La graphic novel di Matteucci, edita da Minerva, non mi sarebbe sfuggita. Ma Rita mi ha anticipato, e mi ha portato il libro direttamente a casa. È una maestra (bravissima: fortunati i suoi studenti!) di Marzabotto, città tristemente nota per l’eccidio (a proposito di seconda guerra mondiale…) e nella quale lo scorso anno ho insegnato religione, prima di iniziare una nuova supplenza a Gaggio di Piano, nel Modenese. Le due scuole ora sono unite da quel libro: a Gaggio ho infatti parlato di Arpad Weisz, attraverso il libro di Matteucci. È stata una lezione intensa ma non pesante – o almeno, così mi è sembrato – nonostante l’argomento non fosse dei più semplici da far digerire. Uscire dall’aula con la sensazione di aver dato senso al tempo mi fa stare bene. Quando succede, in genere è merito dei miei alunni. Stavolta anche di Rita, di Matteo Matteucci che non conosco, e dei bambini di Marzabotto, che invece conosco eccome, anche se non li vedo da tanto, troppo tempo.

Il libro «Arpad Weisz e il Littoriale»

 

 

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