ANCHE DIO GIOCA A SCACCHI

 

L’idea di sacrificio non ci mette proprio a nostro agio. Quelli dell’Antico Testamento ci appaiono cruenti e la stessa croce rimanda alla sofferenza (poi, per chi crede, anche alla risurrezione). Non a caso uno dei sinonimi di tribolazione è “calvario”, come il nome della collina sulla quale Gesù morì. Se il senso del sacrificio resta difficile da afferrare*, una famosa partita di scacchi – famosa per chi è molto appassionato di scacchi, beninteso – può darci, se non la risposta, almeno un piccolo spunto di riflessione. Venne giocata a Londra il 21 giugno 1851 tra Adolf Anderssen e Lionel Kieseritzky. Su Wikipedia trovate la spiegazione di tutte e 22 le mosse dei due sfidanti. Ci limitiamo qui a dire che fu una partita storica perché Anderssen sacrificò – per l’appunto – entrambe le torri e la donna. Rimase con appena i due cavalli, un alfiere e alcuni pedoni a sua disposizione, mentre a Kieseritzky erano rimasti i pezzi più forti (la regina, le due torri, i due cavalli, i due alfieri, cinque pedoni degli otto iniziali). A giudicare da questo elenco, Anderssen avrebbe dovuto perdere. Invece vinse, e non a caso. Il “sacrificio” non era stato fine a se stesso, ma rivolto a qualcosa di più grande. Allora forse gli occhi con i quali leggere i sacrifici nella Bibbia sono proprio quelli che cercano di vedere un “oltre”, al di là del dolore e della perdita. Non è facile, come non è facile per uno scacchista sacrificare la regina che, dopo il re da proteggere fino all’ultimo, è il pezzo più importante. A proposito: quella partita di oltre 160 anni fa è nota come “L’immortale”. Il sacrificio è stato solo un momento di passaggio, non l’ultima parola.

 

Dio gioca a scacchi, quindi? Di certo, va persino oltre la logica di questa incredibile partita. Non sacrifica i suoi pezzi migliori, ma – sulla croce – sacrifica se stesso, proteggendo i suoi alfieri più testardi e i pedoni più emarginati. Il suo “scacco matto al male” rispetta le regole del mondo ma sconvolge il nostro modo di pensare. E, forse, di vivere.

 

* “nell’Eucaristia sia racchiuso il senso del sacrificio di Gesù: Dio totalmente e gratuitamente si dona e l’uomo si abbandona completamente al Padre che lo ama” (Instrumentum Laboris)

 

 

 

 

Scacco matto! L’ultima posizione dell’ “immortale”

 

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