LIGA E IL CIELO

Repubblica, 2 marzo 2017

BOLOGNA, SI LAUREA IN TEOLOGIA CON UNA TESI SU LIGABUE.

Gli studi di Lorenzo Galliani sui testi rock: “Hai un momento, Dio?”.

di Valerio Varesi

BOLOGNA – Tutto si poteva pensare della musica di Luciano Ligabue, meno che fosse celestiale o che i suoi testi avessero a che fare con la trascendenza e il divino. Invece Lorenzo Galliani, neolaureato cum laude in Teologia all’Istituto superiore di Scienze religiose, lavorando tra la semantica delle canzoni del cantautore di Correggio ha scovato accrocchi inediti e non banali tra il rock e l’Altissimo. Già il titolo della tesi lo annuncia: Hai un momento Dio? Il rock di Luciano Ligabue in dialogo con il cielo. Troppo ardito? Non pare, visto che il relatore di Galliani è il direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Marco Tibaldi. “Nessuno si è scandalizzato – dice il neolaureato – anzi, ho ricevuto molti consensi”.

L’idea è venuta per caso. “Il merito è di un ragazzo di una media in cui faccio supplenza – spiega Galliani -, per distinguersi dagli altri disse che lui ascoltava Ligabue”. Dalla discussione con l’alunno sulle canzoni e il loro approccio semplice ma non semplicistico a grandi temi, è balenata la possibilità di studiare in chiave religiosa i testi del rocker reggiano. Galliani, giornalista bolognese all’Avvenire e ora prossimo ad affrontare il biennio magistrale, sempre in Teologia, ha colto la possibilità di un aggancio popolare per arrivare a parlare di questioni molto più impegnative.

“Specie nelle scuole coi ragazzi – riprende – magari suonando la chitarra e improvvisando canzoni, ho l’occasione di parlare di Dio, dell’esistenza e di argomenti religiosi con leggerezza ottenendo maggiore attenzione rispetto a una lezione tradizionale”. La tesi, invece, è tutt’altro che leggera. È un viaggio dentro l’intera produzione discografica di Ligabue analizzando i brani che trattano del cielo e del divino, da «Il cielo è vuoto il cielo è pieno» a «Tu che conosci il cielo» fino a «Urlando contro il cielo» e «Piccola stella senza cielo».

Basterebbero questi titoli e altri a far capire che il cantautore ha gli occhi rivolti alle stelle. “Ho preso in esame non solo le canzoni che si rivolgono direttamente all’Altissimo o a un suo simbolo, ma anche quelle polemiche contro il destino o nei confronti della sofferenza”, spiega Galliani. O contro la morale cattolica come in «Libera nos a malo», dove Ligabue si chiede, in polemica con la Chiesa, dove sia il peccato nell’amore carnale. O, più genericamente, sul destino della vita come in «Lettera a G» dedicata al cugino morto prematuramente.

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