Li abbiamo visti entrambi a Zelig. Il primo nei panni dell’automobilista sempre e comunque arrabbiato, il secondo con la fascia tricolore nel fondamentale ruolo di assessore del comune di Roncofritto (paese che non esiste, il cui nome è preso in prestito dalla romagnolissima Roncofreddo, in provincia di Forlì-Cesena). Gioele Dix e Paolo Cevoli sono i due comici – il primo più raffinato, il secondo più “ruspante” – che negli ultimi anni hanno portato in teatro uno spettacolo sulla Bibbia.
Chi ha una certa “allergia” nei confronti del testo sacro, per Cevoli «il libro più venduto e anche quello meno letto di tutti», scopre che l’Antico Testamento – i due attori non dicono quasi nulla sul Nuovo – è ricco di storie appassionanti, coinvolgenti, che in un qualche modo parlano anche a noi. Si può ridere, preoccuparsi per la sorte di uno dei protagonisti, chiedersi cosa avremmo fatto noi al loro posto. Certo, entrambi gli spettacoli si basano sui libri che più si prestano a questa operazione (come Genesi: provate invece a regalare risate commentando le infinite prescrizioni di Deuteronomio…), ma ci sta.
Entrambi partono bene, benissimo: Gioele Dix nel suo «La Bibbia ha (quasi) sempre ragione» osserva che, essendo noi immagine e somiglianza di Dio, se Lui osserva e giudica noi, allora anche noi – nel nostro piccolo – osserviamo e «giudichiamo» Lui. È l’atteggiamento giusto da avere davanti alla Bibbia: non subire passivamente le vagonate di pagine dei 73 libri che la compongono, ma sbattere la testa sui significati del testo, guardandolo negli occhi senza paura di dirgli «non ti ho capito» o «non sono d’accordo». Paolo Cevoli («La Bibbia di Paolo Cevoli», tournée in corso) gioca con le canzoni: se ti accorgi dell’amore di Dio sei già al settimo cielo, ed ecco allora che «il Paradiso tu vivrai/ se tu scopri quel che hai», per prendere in prestito qualche parola a Patty Pravo.
Poi, a dirla tutta, il pur ottimo Cevoli perde brillantezza, pur continuando a divertire. Gioele Dix invece va avanti a mettere sostanza, sempre con garbo e ironia e restando sul pezzo. E se il comico romagnolo mescola tra loro termini come «mito», «storiella», «favola», lasciando appunto l’idea che l’Antico Testamento sia più che altro un esercizio di fantasia, Dix alterna letture di brevi passi a battute fulminee e riflessioni serie ma comunque mai pesanti. Il confronto tra i due – non richiesto ma inevitabile – gioca a favore di quest’ultimo: in particolare sul commento della Creazione, tema sul quale entrambi si lanciano. Prima di prendere altre strade: Cevoli vira su Giobbe, Gioele Dix su Giacobbe, descrivendone in modo strepitoso la scena dell’innamoramento (di Rachele, Genesi 29). Certo, la storia di Adamo ed Eva è già nota al pubblico (anche se mai troppo: la maggioranza – anche di chi va in chiesa – pensa che Dio abbia vietato ai due di mangiare una mela. Ma la parola “mela” nel testo biblico non c’è). Rinfrescare la memoria su Giona e Salomone, riuscendo ad avvicinare le loro storie alle nostre storie, è già più impegnativo. Ma in questo Gioele Dix è un fuoriclasse. Paolo Cevoli sfigura solo nel confronto, ma in realtà il suo spettacolo diverte e appassiona.

(articolo uscito sul settimanale Verona Fedele)

Qui il video dello spettacolo di Gioele Dix «La Bibbia ha (quasi) sempre ragione»

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Lorenzo Galliani

Lorenzo Galliani (Bologna, 1985), giornalista, collabora con “Avvenire”. Sul settimanale “Verona Fedele” cura la rubrica “Il Calciastorie”. Laureato in Scienze Politiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, studia all’Istituto superiore di Scienze religiose di Bologna. Nel febbraio 2017 ha concluso il percorso triennale discutendo la tesi “Hai un momento, Dio? Il rock di Luciano Ligabue in dialogo con il cielo”.

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