A Umberto Folena devo molto, e proprio per questo gli ho perdonato da tempo il suo tifo per la Fiorentina. Negli anni ‘90, grazie a un geniale inserto di Avvenire rivolto ai ragazzi, “Voci”, il giornalismo divenne un mio grande interesse. Anzi, una passione. Conservo ancora tutti i numeri di “Voci”, compreso il numero 0 e il numero 15 formato Deluxe che Folena mi mandò, quando io ero ancora un pischello e lui un giornalista navigato.
L’esperienza di “Voci” è durata troppo poco, ma ha lasciato il segno. Almeno, a me lo ha lasciato.
Gli anni sono volati, ed è stato veramente bello trovare ospitalità, con un breve capitoletto conclusivo, nel suo libro “Parolacce e paroline” (Edizioni della Goccia), che raccoglie un anno della sua rubrica su “Avvenire”. Peraltro, l’introduzione è di Fabio Colagrande, giornalista di Radio Vaticana e autore a sua volta di un’altra geniale rubrica, “Fantaecclesia”, su vinonuovo.it.
Le parolacce e paroline sono ordinate per categorie: per pensare, ferire, guarire, stupire e sorridere.

«Assolutamente sì” e “assolutamente no” è un rafforzativo inutile, fastidioso come l’abuso di “un attimino”»

Prendetevi allora un attimino per leggere il libro. Assolutamente.

Folena: “Per pensare servono le parole”. Cultura e dialogo oltre l’eclissi del senso critico

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Lorenzo Galliani

Giornalista e insegnante di religione, ha scritto per Àncora «Hai un momento, Dio? Ligabue tra rock e cielo» (2018) e curato il libro «Nella vignetta del Signore» di don Giovanni Berti, sacerdote-vignettista (2019).

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