Non so chi l’abbia scritto, ma di certo ho incrociato il suo sguardo. È una bambina di terza elementare di una scuola emiliana nella quale ho insegnato lo scorso anno. La maestra – Assunta, beata la classe che “ce l’ha” – ha mostrato su Facebook un biglietto fatto scrivere e disegnare in classe di ritorno dalle lunghe vacanze. Cosa vi aspettate quest’anno? La bambina prima scrive qualcosa di dolce e simpatico: «Sogno di imparare tante cose sugli animali di mare», poi piazza – involontariamente – il colpo: «Inoltre aspetto la felicità». È tutto magnifico: sia il desiderio (perché accontentarsi di una giornata liscia, quando si può sperare in meglio?), sia il fatto che a introdurlo sia un “inoltre”, che in genere precede qualcosa di secondario, o comunque un’aggiunta in un discorso che già si potrebbe chiudere da solo (“Gioco a basket, inoltre vado al corso di tennis”). Qui invece l’ «inoltre» ci sorprende, aprendoci alla speranza più bella. Perché è bello desiderare la felicità e non avere paura di dirlo.

___

Leggi anche:

CARI RAGAZZI, BUONA RICREAZIONE (E SEGUITE LA REGOLA DEL ROSPO)

The following two tabs change content below.

Lorenzo Galliani

Lorenzo Galliani (Bologna, 1985), giornalista, collabora con “Avvenire”. Sul settimanale “Verona Fedele” cura da quattro anni la rubrica “Il Calciastorie”. Laureato in Scienze Politiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha concluso il percorso di studi all’Istituto superiore di Scienze religiose di Bologna. L'ultimo suo libro è «Hai un momento, Dio? Ligabue tra rock e cielo», edito da Àncora, con la prefazione dell'arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.

© 2017 Tutti i diritti riservati - Lorenzo Galliani - Realizzato da beltenis.it