Su Twitter l’ha definita «una nuova visione della parabola del figliol prodigo, una parabola 2.0, laica, moderna, contemporanea». Biagio Antonacci presenta così «Mio fratello», che presenta nel videoclip – con registra Gabriele Muccino – i due fratelli Fiorello, Rosario e Giuseppe. La storia raccontata dalla canzone si ispira fortemente alla parabola: «Mio fratello rubava le sedie per stare più su/ Mi diceva che tanta fortuna sarebbe arrivata/ In un piccolo pezzo di terra mio padre pregava/ Lo guardava negli occhi e temeva di averlo capito». Poi, l’abbandono: «Mio fratello un bel giorno è sparito/ e non ha ringraziato/ C’è mia madre che ancora lo aspetta per l’ora di cena», e la rabbia dell’altro fratello, quello rimasto a lavorare («Non lo cerco perché se lo trovo lo ammazzo da me»). Ma, anche le parole sembrano dirlo, c’è spazio per la salvezza («Salvo l’uomo e sarà un giorno di festa […] Mai più dolor»). C’è anche lo spazio per un intervento del musicista Mario Incudine, in siciliano. Che dice, nel finale, «Tiri la pietra chi è senza peccato/ Non c’è condanna, non c’è condannato/ Ho visto il mondo sottosopra/ La pecora zoppa insegue il lupo».
Viene in mente Isaia 11, 1: «Il lupo dimorerà insieme con l’agnello». Anche se, in genere, dopo questo versetto c’è sempre qualcuno che aggiunge, come nell’aforisma di Woody Allen: «…ma l’agnello dormirà ben poco»

 

 

MIO FRATELLO (BIAGIO ANTONACCI)

Mio fratello era forte ribelle e più bello di me
Avevamo una donna in comune e una macchina in tre
Mi faceva conoscere gente che poi malediva
Mi parlava di stati sovrani e di nuove famiglie
Mio fratello rubava le sedie per stare più su
Mi diceva che tanta fortuna sarebbe arrivata
In un piccolo pezzo di terra mio padre pregava
Lo guardava negli occhi e temeva di averlo capito

 

Salvo l’uomo che bussa alla mia porta
Salvo l’uomo che canta alla finestra
Salvo l’uomo che scrive
Salvo l’uomo che ride
Salvo l’uomo e sarà un giorno di festa
Mai più mai più mai più mai più dolor
Mio fratello un bel giorno è sparito
E non ha ringraziato
C’è mia madre che ancora lo aspetta per l’ora di cena
Lui non era cattivo ma aveva un destino scolpito
Non lo cerco perché se lo trovo lo ammazzo da me
Salvo l’uomo che bussa alla mia porta
Salvo l’uomo che canta alla finestra
Salvo l’uomo che scrive
Salvo l’uomo che ride
Salvo l’uomo e sarà un giorno di festa
Mai più mai più mai più mai più dolor

[Mario Incudine]
Tu ça talii a mia pensa a taliari a tia (tu che guardi me pensa a guardare te stesso)
Lassami campari nuddu mi po’ giudicari (lasciami vivere nessuno mi può giudicare)
Tu ça talii a mia pensa a taliari a tia (tu che guardi me pensa a guardare te stesso)
Lassami cantari chista è sulu na canzuni (lasciami cantare questa è solo una canzone)
Calatili tutti li occhi se vi truvati davanti a li specchi (abbassate tutti gli occhi se vi trovate davanti gli specchi)
Ca tuttu chiddu ca nun si pò ammucciari (che tutto quello che non si può nascondere)
Agghiorna come la luci do suli (brilla come la luce del sole)
Tira la petra cu è senza piccatu (tiri la pietra chi è senza peccato)
Nun c’è cunnanna nun c’è cunnannatu (non c’è condanna non c’è condannato)
Haiu vistu lu munnu vutatu (ho visto il mondo sottosopra)
La pecura zoppa assicuta lu lupu (la pecora zoppa insegue il lupo)

Salvo l’uomo che bussa alla mia porta
Salvo l’uomo che canta alla finestra
Salvo l’uomo che scrive
Salvo l’uomo che ride
Salvo l’uomo e sarà un giorno di festa
Mai più mai più mai più mai più dolor
Mai più mai più mai più mai più dolor.

QUI LA PARABOLA DEL FIGLIOL PRODIGO (Lc 15, 11-32)

 

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Lorenzo Galliani

Lorenzo Galliani (Bologna, 1985), giornalista, collabora con “Avvenire”. Sul settimanale “Verona Fedele” cura da quattro anni la rubrica “Il Calciastorie”. Laureato in Scienze Politiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha concluso il percorso di studi all’Istituto superiore di Scienze religiose di Bologna. L'ultimo suo libro è «Hai un momento, Dio? Ligabue tra rock e cielo», edito da Àncora, con la prefazione dell'arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.

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